Il mio personale blog "Macello Industriale", fumante calderone di immani minchiate e riflessioni semiserie pescate a piene mani dal mio delirio quotidiano. Enjoy it !!!
Bugiardino
Leggere attentamente le istruzioni prima di consumare il prodotto.
Non si accettano reclami su casi di indotta diarrea, dolori addominali e affini.
Sconsigliato a soggetti di esile composizione tantrica e rompicoglioni vari.
Tutti gli scritti appartengono al sottoscritto, il quale si prende carico di eventuali ripercussioni.
mercoledì 26 dicembre 2012
Roba che Scotta : Them Crooked Vultures
Mettete assieme un ex Zeppelin, un ex Nirvana ed un Qotsa, ecco il risultato.
slurp !!!
slurp !!!
lunedì 24 dicembre 2012
Il mio regalo di Natale
Ciao energumeni,
come ogni anno arriva il Natale, e come ogni volta ci si scambia dei doni.
Questo è il regalo che dedico a tutti coloro che nell'arco di questo primo anno di vita di Macello sono passati
per una visita, un occhiata, un commento.
Grazie.
come ogni anno arriva il Natale, e come ogni volta ci si scambia dei doni.
Questo è il regalo che dedico a tutti coloro che nell'arco di questo primo anno di vita di Macello sono passati
per una visita, un occhiata, un commento.
Grazie.
domenica 23 dicembre 2012
Pelliccia's corner (letsfallinlovewithmusic) : I migliori del 2012
Come ogni testata che si rispetti (in senso letterale), anche qui su Macello abbiamo la nostra classifica di fine anno.
Quali sono i dischi che negli ultimi 12 mesi vi hanno lasciando un segno, anche con le forbici mentre li spacchettavate ?
Mister P ha stilato la sua personale classifica (che a grandi linee condivide anche il sottoscritto, tralasciando la bocciatura dei Muse) e ce la dona in questo clima di festività che a molti, diciamolo, rompe i cabasisi.
It's the final countdown
Dunque, non poteva non arrivare il momento della classifica di fine anno, i dieci dischi migliori del 2012 (i peggiori dell’anno, assolutamente e purtroppo, l’ultimo Soundgarden e l’ultimo Muse) Per ogni disco, come sempre qui sopra, ci sarà un piccolo video allegato (quindi quest’oggi un diluvio di video!) Scelta ardua e terribile, individuare la reginetta in mezzo a cotanta beltà… ma la palma di miglior disco del 2012, nonostante non sia il mio genere di elezione, va ai Converge, freschi di stampa a Ottobre con “All We Love We Leave Behind”, edito dalla Epitaph. Il perché è presto detto. Perché è un disco DEVASTANTE. Il classico pugno di ferro in un guanto di velluto di “Aimless Arrow”, la furia belluina di “Sparrow’s Fall”, l’incedere melmoso e circolare di “Sadness Comes Home” che si trasforma in un diluvio di heavy metal mutante. L’hardcore evoluto, il metal in ogni sua possibile declinazione con gli Slayer sempre nel mirino, mille altre cose fatte detonare con una furia disumana (come disumana è la sezione ritmica del disco, millimetricamente chirurgica nel suo essere una scheggia impazzita), i Converge dal 1990 rimangono oggettivamente superiori a qualsiasi altra band si voglia cimentare sullo stesso terreno. (qui inserisci il link dei Converge)
Ora, i restanti dischi non saranno in ordine di gradimento, perché per me sono tutti parimenti belli; per cui, l’ordine sarà rigorosamente cronologico, indicando autore, titolo ed etichetta, e aggiungendo una piccola postilla al perché della mia scelta. Sit down, relax, enjoy.
Prinzhorn Dance School – Clay Class (DFA) perchè esclusi i Velvet Underground e i Low, nessun altro è riuscito a esprimere così tanto con così poco.
Motorpsycho – The Death Defying Unicorn (Stickman) perché infilano in un disco solo jazz, classica, prog, hard rock, folk con tecnica cristallina e una musicalità ineccepibile. Altro che le menate dei Dream Theater.
Jack White – Blunderbuss (XL) perché anche se il disco non è perfetto, se si è anche solo minimamente interessati a una faccenda chiamata rock’n’roll non si può non considerarlo un fuoriclasse.
Fanfarlo – Rooms Filled With Lights (Canvasback) perchè nel loro pop orchestrale, perfetto senza suonare artificioso, c’è così tanto materiale che molti loro colleghi ci scriverebbero un’intera discografia.
Sigur Ros – Valtari (EMI) perché è una valanga al rallentatore filmata con una vecchia pellicola, in bianco nero, o un paesaggio immortalato in una foto color seppia…la nostalgia in musica.
Patti Smith – Banga (Sony) perché la signora ha una sensibilità artistica rara e a distanza di tanti anni è ancora un pozzo senza fondo di emozioni e riflessioni.
XX – Coexist (XL) perché pur giovanissimi, hanno una personalità tale che snobbarli sarebbe un imperdonabile errore.
Beth Orton – Sugaring Season (Anti) perché giunge al tuo cuore in punta di piedi, e album dopo album diventa un bisogno insostituibile quello di (ri)scoprire le sue canzoni.
Godspeed You! Black Emperor – Allelujah! Don’t Bend! Ascend! (Constellation) perchè in 4 canzoni e 55 minuti ti regalano un viaggio verso l’infinito e oltre.
That’s all, folks. Ci rivediamo nel 2013.
Quali sono i dischi che negli ultimi 12 mesi vi hanno lasciando un segno, anche con le forbici mentre li spacchettavate ?
Mister P ha stilato la sua personale classifica (che a grandi linee condivide anche il sottoscritto, tralasciando la bocciatura dei Muse) e ce la dona in questo clima di festività che a molti, diciamolo, rompe i cabasisi.
It's the final countdown
Dunque, non poteva non arrivare il momento della classifica di fine anno, i dieci dischi migliori del 2012 (i peggiori dell’anno, assolutamente e purtroppo, l’ultimo Soundgarden e l’ultimo Muse) Per ogni disco, come sempre qui sopra, ci sarà un piccolo video allegato (quindi quest’oggi un diluvio di video!) Scelta ardua e terribile, individuare la reginetta in mezzo a cotanta beltà… ma la palma di miglior disco del 2012, nonostante non sia il mio genere di elezione, va ai Converge, freschi di stampa a Ottobre con “All We Love We Leave Behind”, edito dalla Epitaph. Il perché è presto detto. Perché è un disco DEVASTANTE. Il classico pugno di ferro in un guanto di velluto di “Aimless Arrow”, la furia belluina di “Sparrow’s Fall”, l’incedere melmoso e circolare di “Sadness Comes Home” che si trasforma in un diluvio di heavy metal mutante. L’hardcore evoluto, il metal in ogni sua possibile declinazione con gli Slayer sempre nel mirino, mille altre cose fatte detonare con una furia disumana (come disumana è la sezione ritmica del disco, millimetricamente chirurgica nel suo essere una scheggia impazzita), i Converge dal 1990 rimangono oggettivamente superiori a qualsiasi altra band si voglia cimentare sullo stesso terreno. (qui inserisci il link dei Converge)
Ora, i restanti dischi non saranno in ordine di gradimento, perché per me sono tutti parimenti belli; per cui, l’ordine sarà rigorosamente cronologico, indicando autore, titolo ed etichetta, e aggiungendo una piccola postilla al perché della mia scelta. Sit down, relax, enjoy.
Prinzhorn Dance School – Clay Class (DFA) perchè esclusi i Velvet Underground e i Low, nessun altro è riuscito a esprimere così tanto con così poco.
Motorpsycho – The Death Defying Unicorn (Stickman) perché infilano in un disco solo jazz, classica, prog, hard rock, folk con tecnica cristallina e una musicalità ineccepibile. Altro che le menate dei Dream Theater.
Jack White – Blunderbuss (XL) perché anche se il disco non è perfetto, se si è anche solo minimamente interessati a una faccenda chiamata rock’n’roll non si può non considerarlo un fuoriclasse.
Fanfarlo – Rooms Filled With Lights (Canvasback) perchè nel loro pop orchestrale, perfetto senza suonare artificioso, c’è così tanto materiale che molti loro colleghi ci scriverebbero un’intera discografia.
Sigur Ros – Valtari (EMI) perché è una valanga al rallentatore filmata con una vecchia pellicola, in bianco nero, o un paesaggio immortalato in una foto color seppia…la nostalgia in musica.
Patti Smith – Banga (Sony) perché la signora ha una sensibilità artistica rara e a distanza di tanti anni è ancora un pozzo senza fondo di emozioni e riflessioni.
XX – Coexist (XL) perché pur giovanissimi, hanno una personalità tale che snobbarli sarebbe un imperdonabile errore.
Beth Orton – Sugaring Season (Anti) perché giunge al tuo cuore in punta di piedi, e album dopo album diventa un bisogno insostituibile quello di (ri)scoprire le sue canzoni.
Godspeed You! Black Emperor – Allelujah! Don’t Bend! Ascend! (Constellation) perchè in 4 canzoni e 55 minuti ti regalano un viaggio verso l’infinito e oltre.
That’s all, folks. Ci rivediamo nel 2013.
link Converge http://www.youtube.com/watch? v=CrcY9I-BbjM
link Prinzhorn: http://www.youtube.com/watch? v=kzBIrWPgAU8
link Motorpsycho http://www.youtube.com/watch? v=ywIRBXkNRf8
link Jack White http://www.youtube.com/watch? v=rJmebagf5ic
link Fanfarlo http://www.youtube.com/watch? v=26_J5vaoXVU
link Sigur Ros http://www.youtube.com/watch? v=Gf1h2PMPCAo
link Patti Smith http://www.youtube.com/watch? v=BcR3I3Qk1XU
link Beth Orton http://www.youtube.com/watch? v=hGbWt6hl_2o
link Godspeed You! Black Emperor http://www.youtube.com/watch? v=RXdF9uhVrI0
martedì 18 dicembre 2012
Pelliccia's corner (letsfallinlovewithmusic) : In punk we trust.
Grazie.
Desidero pubblicamente ringraziare Pelliccia per la segnalazione odierna.
Questa è roba bollente cari amici, passata in seconda linea nelle classifiche dell'epoca forse perchè piu' adatta ad orecchie "diversamente ricettive" rispetto alla norma e perchè no, forse piu' adatte a sanguinare.
Vai col pezzo.
POP IN PUNK CLOTHES
Rieccomi qui, rieccomi a parlare del punk minore. Sarà perché ormai conoscete vita morte e miracoli di Nevermind The Bollocks e London Calling, sarà perché avete già in casa tutti i dischi di Green Day, NOFX e Rancid, sarà perché io sono un topo da archivio e rifuggo l’ovvio come il diavolo rifugge l’acquasanta, ma a ben cercare fra la pletora di dischi delle cosiddette “seconde linee” si trovano davvero dei piccoli classici.
E’ il caso di “Can’t Stand The Rezillos” degli scozzesi Rezillos, uscito nel 1978 per la Sire.
I Rezillos nascono nel 1976 ad opera di Eugene Reynolds e Fay Fife, a cui si aggiungono Jo Callis alla chitarra, William Mysterious al basso e Angel Pattinson alla batteria. Caratteristica peculiare della band è il sound squisitamente in bilico fra punk, new wave e reminiscenze ‘50s (chiarissime nel rifframa delle chitarre), il tutto unito a un’immagine equidistante sia dal propotipo del punk straccione, sia da quello del seriosissimo new waver, ma molto più vicina a un immaginario “camp/teen” da filmetto b-movie. Il solito apprendistato a base di live infuocati e di singoli al fulmicotone, e un paio di anni dopo arriva l’esordio, Can’t Stand The Rezillos, una vera fucilata, anzi una serie di 13 fucilate che non lasciano scampo alcuno all’ascoltatore. Si parte con Flying Saucer Attack e fino alla fine del disco è un susseguirsi di ritmi veloci e serrati, schitarrate a rotta di collo, handclapping studiati per far impazzire il pubblico sotto il palco (datevi un’ascoltata a My Baby Does Good Sculptures e capirete di cosa sto parlando), dieci composizioni originali e una tripletta di covers (Gerry & The Pacemakers, Dave Clark Five, Fleetwood Mac) che tradiscono il malcelato amore del gruppo per i favolosi anni ’60; l’ultima in oggetto, Somebody’s Gonna Get Their Head Kicked In Tonight, è pure finita a fare da colonna sonora alle “imprese” di quegli sciroccati di “Jackass” - cosa che ha permesso al gruppo di guadagnarsi un posto nelle preferenze dei giovani pischelli di oggi.
Fiamme altissime ma un fuoco che brucia subito, quindi inevitabile lo scioglimento appena un anno dopo, come da migliore tradizione punk. Se i Rezillos hanno continuato per un paio di anni senza molto successo, i Revillos di Reynolds e Fife hanno imperversato per tutti gli ’80 e metà ’90 con dischi tutto sommato gradevoli; poi, nel 2001, il ritorno dei Rezillos in formazione (quasi) originaria, rimpiazzando Callis con Jim Brady e Mysterious con Chris Agnew (figlio d’arte, il papà Pete suonava il basso nei Nazareth di settantiana rockettara memoria) e incidendo addirittura un nuovo brano, Number One Boy.
Che dire, se non…correte a cercarvi questa piccola pietra miliare!
Desidero pubblicamente ringraziare Pelliccia per la segnalazione odierna.
Questa è roba bollente cari amici, passata in seconda linea nelle classifiche dell'epoca forse perchè piu' adatta ad orecchie "diversamente ricettive" rispetto alla norma e perchè no, forse piu' adatte a sanguinare.
Vai col pezzo.
POP IN PUNK CLOTHES
Rieccomi qui, rieccomi a parlare del punk minore. Sarà perché ormai conoscete vita morte e miracoli di Nevermind The Bollocks e London Calling, sarà perché avete già in casa tutti i dischi di Green Day, NOFX e Rancid, sarà perché io sono un topo da archivio e rifuggo l’ovvio come il diavolo rifugge l’acquasanta, ma a ben cercare fra la pletora di dischi delle cosiddette “seconde linee” si trovano davvero dei piccoli classici.
E’ il caso di “Can’t Stand The Rezillos” degli scozzesi Rezillos, uscito nel 1978 per la Sire.
I Rezillos nascono nel 1976 ad opera di Eugene Reynolds e Fay Fife, a cui si aggiungono Jo Callis alla chitarra, William Mysterious al basso e Angel Pattinson alla batteria. Caratteristica peculiare della band è il sound squisitamente in bilico fra punk, new wave e reminiscenze ‘50s (chiarissime nel rifframa delle chitarre), il tutto unito a un’immagine equidistante sia dal propotipo del punk straccione, sia da quello del seriosissimo new waver, ma molto più vicina a un immaginario “camp/teen” da filmetto b-movie. Il solito apprendistato a base di live infuocati e di singoli al fulmicotone, e un paio di anni dopo arriva l’esordio, Can’t Stand The Rezillos, una vera fucilata, anzi una serie di 13 fucilate che non lasciano scampo alcuno all’ascoltatore. Si parte con Flying Saucer Attack e fino alla fine del disco è un susseguirsi di ritmi veloci e serrati, schitarrate a rotta di collo, handclapping studiati per far impazzire il pubblico sotto il palco (datevi un’ascoltata a My Baby Does Good Sculptures e capirete di cosa sto parlando), dieci composizioni originali e una tripletta di covers (Gerry & The Pacemakers, Dave Clark Five, Fleetwood Mac) che tradiscono il malcelato amore del gruppo per i favolosi anni ’60; l’ultima in oggetto, Somebody’s Gonna Get Their Head Kicked In Tonight, è pure finita a fare da colonna sonora alle “imprese” di quegli sciroccati di “Jackass” - cosa che ha permesso al gruppo di guadagnarsi un posto nelle preferenze dei giovani pischelli di oggi.
Fiamme altissime ma un fuoco che brucia subito, quindi inevitabile lo scioglimento appena un anno dopo, come da migliore tradizione punk. Se i Rezillos hanno continuato per un paio di anni senza molto successo, i Revillos di Reynolds e Fife hanno imperversato per tutti gli ’80 e metà ’90 con dischi tutto sommato gradevoli; poi, nel 2001, il ritorno dei Rezillos in formazione (quasi) originaria, rimpiazzando Callis con Jim Brady e Mysterious con Chris Agnew (figlio d’arte, il papà Pete suonava il basso nei Nazareth di settantiana rockettara memoria) e incidendo addirittura un nuovo brano, Number One Boy.
Che dire, se non…correte a cercarvi questa piccola pietra miliare!
lunedì 17 dicembre 2012
domenica 9 dicembre 2012
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